Marina De Juli

UNA SERVA ALLA CORTE DEI VISCONTI E DEGLI SFORZA

di e con MARINA DE JULI

con la partecipazione del gruppo Polifonico Josquin Després

Un monologo teatrale con interventi cantati del gruppo Polifonico Josquin Després, racconta la Milano dei Visconti e degli Sforza attraverso gli occhi di una donna senza nome nella Storia. .Il coro dà voce alla città di Milano. Non è semplicemente un accompagnamento musicale: diventa folla, popolo, soldati, preghiera, festa, dolore, paura. I suoi interventi cantati accompagnano e interrompono il racconto della protagonista, trasformando la sua memoria personale in una memoria collettiva

Dalla morte di Filippo Maria Visconti nel 1447, con la nascita della Repubblica Ambrosiana, fino all’affermazione di Francesco Sforza come duca di Milano e ai primi anni del nuovo ducato: Nobiltà e Miseria attraversa una delle fasi più turbolente della storia milanese mettendo in scena guerre, dinastie, matrimoni politici, epidemie, carestie e lotte per il potere. Ma non lo fa dal palazzo ducale.

Lo fa dalla cucina. La protagonista è Lucièta, una serva veneziana, un personaggio di fantasia, arrivata a Milano bambina con i genitori. Cresce tra impalcature del cantiere della Fabbrica del Duomo, cucine e palazzi, fino a diventare una presenza silenziosa e privilegiata: non perché abbia potere, ma perché vede tutto.

Vede morire i duchi e cambiare i padroni.Vede le strade riempirsi di fame e di violenza.Vede i potenti combattere per una corona mentre il popolo cerca semplicemente il pane.

E soprattutto vede ciò che la grande Storia spesso lascia ai margini.

La protagonista osserva il mondo dei potenti con ironia, sarcasmo e spesso con una comicità feroce. Ma la risata viene continuamente attraversata dalla consapevolezza della tragedia.

Perché Lucièta conosce la fame. Conosce il lavoro. Conosce la guerra. Conosce la perdita. E conosce soprattutto la condizione delle donne: duchesse, mogli, madri, balie, serve, ragazze promesse in matrimonio, donne violentate durante le guerre, donne costrette ad aspettare un marito, un figlio, una lettera, il ritorno di un esercito.

La storia dei Visconti e degli Sforza diventa così anche una storia del corpo femminile usato come strumento di potere: nei matrimoni politici, nelle alleanze dinastiche, nelle gravidanze, nella violenza di guerra. Le donne che aspettano. Aspettano un marito che torni dalla guerra, un figlio, una lettera, una decisione, una possibilità. Finché qualcuna decide di smettere di aspettare. E dice no.

Il titolo racchiude la contraddizione su cui si fonda l’intero spettacolo. Da una parte la nobiltà: le corone, i palazzi, i matrimoni, i condottieri, le grandi imprese, la costruzione di una dinastia. Dall’altra la miseria: il lavoro, la fame, le malattie, i morti, la violenza, le donne senza voce e le persone senza nome.

Due mondi che sembrano lontanissimi ma che, nella storia raccontata da Lucièta, sono indissolubilmente legati. Perché la grandezza dei potenti si costruisce anche sulle mani di chi non verrà ricordato. Nobiltà e miseria vuole guardare la storia da un altro punto di vista. Quello di una donna che non ha mai avuto una corona, ma che ha visto passare tutte quelle degli altri. E che, alla fine, scopre che anche chi non compare nei libri può lasciare qualcosa alla storia. Non un monumento. Non un titolo. Non un nome inciso nella pietra. Una voce.